Blog | Disturbi psicologici, ansia e panico

Mobbing

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Il mobbing è una forma di terrore psicologico, caratterizzato dalla ripetizione protratta nel tempo, che viene esercitata sul luogo di lavoro ad opera dei colleghi o dei superiori allo scopo di eliminare una persona ritenuta scomoda.
Il mobbing, o terrore psicologico sul posto di lavoro, si riferisce ad una modalità di comunicazione ostile, non etica, sistematicamente diretta da uno o più soggetti (specialmente) verso un solo individuo che per mezzo di persistenti attività di mobbing, è spinto e mantenuto in una condizione d'impotenza.
Queste azioni avvengono con una frequenza elevata (almeno una volta alla settimana) e per periodi protratti (almeno per sei mesi). A causa di della frequenza e della durata del comportamento ostile, questo maltrattamento porta a sofferenza mentale, psicosomatica, e sociale. Heìnz Leymann
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Psicoterapia sistemico-relazionale

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La Psicoterapia sistemico-relazionale, sorta negli Stati Uniti a partire dagli anni '50, si basa fondamentalmente sui due modelli teorici da cui trae il nome: quello relazionale e quello sistemico, per cui oggetto principale di osservazione e di intervento non è il singolo individuo ma la relazione tra gli individui in un determinato contesto.

Campo privilegiato di applicazione dell'approccio sistemico-relazionale è la famiglia, che viene vista come un sistema entro il quale un soggetto che presenta un diagio psicologico è considerato il "paziente designato" che esprime le difficoltà relazionali dell'intero gruppo familiare.

Di conseguenza l'obbiettivo principale della Psicoterapia sistemico-relazionale è quello di modificare le modalità di relazione disfunzionali all'interno della famiglia, in modo da rendere inutili le espressioni psicopatologiche di uno o di più componenti del gruppo familiare.

 

Psicoterapia della Gestalt

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La Psicoterapia della Gestalt è un metodo terapeutico ad orientamento umanistico-esistenziale sviluppatosi negli Sati Uniti a partire dagli anni '50 per opera dello psicologo tedesco Frederick (Fritz) Perls.

Il termine tedesco "Gestalt", che significa "forma" o "configurazione", deriva dall'omonima teoria psicologica che lo usò per evidenziare la tendenza a percepire un insieme di stimoli in unità organizzate il cui senso è qualitativamente diverso rispetto alla loro sommatoria. Su queste basi la terapia gestaltica vede il disagio psicologico come una rottura dell'equilibrio tra le parti che compongono la personalità nel suo insieme, ed assume come obiettivo principale non tanto l'eliminazione dei sintomi, quanto il favorire un maggior grado di autoconoscenza e di integrazione della personalità in tutti i suoi aspetti (corporeo, emotivo, cognitivo, sociale).

Per raggiungere questo obiettivo, la terapia della Gestalt adotta varie tecniche. Tra le più importanti possiamo ricordare:

  • "qui e ora": il paziente è incoraggiato a prendere coscienza della sua esperienza immediata, per verificare in concreto le sue modalità d'interazione nel luogo stesso in cui si trova al momento presente; ciò lo aiuterà ad acquisire un maggior grado di consapevolezza ed un più adeguato scambio con l'ambiente circostante.
  • sedia vuota: il paziente in un "gioco di ruolo" interpreta diverse "parti" di sé stesso, che sono in contrapposizione l'una con l'altra, in modo da entrare in contatto con gli aspetti negati della propria personalità e favorirne l'integrazione. Tale tecnica può essere usata anche facendo visualizzare al paziente una figura per lui significativa, e facendogli esprimere alternativamente i sentimenti dell'uno e dell'altro.
  • polarità opposte: il paziente è invitato ad esprimere alternativamente le polarità opposte di sentimenti e atteggiamenti in modo da trovare un equilibrio tra i due estremi e scoprire parti di sé allontanate ed inespresse.
 

Psicoterapia centrata sul cliente

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La Psicoterapia centrata sul cliente è un metodo terapeutico ad orientamento umanistico-esistenziale sviluppato a partire dagli anni '40 dallo psicologo americano Carl Rogers.

Il termine "cliente" sta a sottolineare il rifiuto da parte di Rogers del concetto allora imperante di "paziente" come utente passivo che si affida alle cure dell'esperto, che, dall'alto delle sue conoscenze, dirige l'andamento della terapia, per sostituirlo col termine "cliente", più adatto alla sua idea di utente attivo e responsabile al processo di cambiamento.

L'obiettivo principale della Psicoterapia centrata sul cliente non è tanto la risoluzione di un problema specifico, quanto quello di aiutare il cliente a sviluppare le proprie potenzialità per affrontare in maniera costruttiva non soltanto il problema attuale, ma anche eventuali difficoltà future.

Per realizzare ciò, il terapeuta cercherà di creare un'atmosfera calda e sicura, il cosiddetto "clima facilitante", in cui il cliente potrà conoscersi e attivare il suo processo di autorealizzazione in condizioni ottimali di sicurezza e libertà.

 

Psicoterapia comportamentale

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La Psicoterapia comportamentale nasce a partire degli anni '50, ma affonda le sue radici nel comportamentismo, un'importante corrente della psicologia moderna di alcuni decenni prima, che, nell'intento di dare alla psicologia uno status simile a quello delle scienze esatte, restringeva il suo campo d'indagine al comportamento manifesto, escludendo tutte quelle attività di carattere psicologico che non potevano essere osservate e verificate sperimentalmente.

Partendo da queste basi, è chiaro che per la Psicoterapia comportamentale i sentimenti e i conflitti interiori del paziente, la sua autoconoscenza e la sua crescita personale, hanno valore assolutamente marginale nel processo terapeutico, che, in pratica, è volto esclusivamente all'eliminazione o alla modifica di quei comportamenti ritenuti inadeguati o chiaramente patologici. Tra le tecniche più importanti usate in terapia comportamentale possiamo ricordare le seguenti:

  • desensibilizzazione sistematica: il paziente è invitato ad immaginare in maniera graduale una situazione considerata ansiogena, e, mediante tecniche di rilassamento, il terapeuta lo aiuta ad affrontarla adeguatamente, senza risposte di ansia o di evitamento, dapprima a livello immaginativo, successivamente anche nella realtà;
  • avversione: il comportamento indesiderato (ad esempio il fumo o l'eccessiva assunzione di alcool) viene ripetutamente accompagnato da stimoli sgradevoli, finché il paziente non apprende ad associare la condotta inadeguata a reazioni negative;
  • condizionamento operante: così come il terapeuta condiziona negativamente i comportamenti considerati inadeguati, rinforza positivamente mediante ricompense quelli considerati appropriati;
  • modellamento: al paziente viene fatta osservare una persona che interagisce tranquillamente con un oggetto che per lui è fonte di ansia, per fargli apprendere che non ci sono motivi di averne paura.
Da quanto esposto, è chiaro che la terapia comportamentale, seppure con efficacia, mira solamente all'estinzione dei sintomi e non alla risoluzione delle cause sottostanti o alle crescita personale del paziente, il cui ruolo è peraltro abbastanza passivo rispetto all'attività e direttività del terapeuta.
 

Psicoterapia cognitiva

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La Psicoterapia cognitiva nasce negli anni '60 e si basa su un principio cardine, che è quello secondo il quale i disturbi psichici dipendono in maniera determinante dai processi del pensiero. Obiettivo di questo modello terapeutico è dunque quello di individuare ed eliminare le distorsioni cognitive che producono i disagi emotivi e le condotte inadeguate, e favorire lo sviluppo di forme di pensiero più realistiche e funzionali.

Tra le terapie cognitiviste più importanti vanno ricordate la Terapia cognitiva di Aaron Beck e la Terapia razionale-emotiva di Albert Ellis.

 
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La paura non può essere senza speranza e nessuna speranza senza paura.
Baruch Benedetto Spinoza
Nasce - Burt Bacharach (compositore: Oscar per "Raindrops keep fallin on my head". "I say a little prayer" "Walk on by" "Never fall in love again")
Il 12 May., 1928

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