Blog | Disturbi psicologici, ansia e panico

Disturbi del controllo degli impulsi

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La principale caratteristica dei disturbi del controllo degli impulsi è la forte tentazione, il desiderio incontrollabile di compiere un'azione pericolosa per se stessi o per qualcun altro. Questa è la definizione di impulsività, durante la quale la persona sente crescere dentro di sé una tensione che trova sfogo solamente dopo aver compiuto l'azione, allora si calma e contemporaneamente puo' provare senso di colpa e rimorso per l'azione compiuta.

Principali disturbi del controllo degli impulsi:

  • GAP - Gioco d'azzardo patologico: il comportamento di gioco viene definito patologico quando diventa persistente, e la persona non riesce piu' a controllare l'impulso a giocare.
  • Disturbo esplosivo intermittente: incapacita' di resistere agli impulsi aggressivi. La persona compie gravi azioni aggressive in una situazione che non giustifica tali azioni.
  • Cleptomania: impulso incontenibile ed irresistibile a rubare oggetti senza un bisogno/motivo preciso. Solitamente questi oggetti non hanno valore economico.
  • Piromania: episodi ripetuti di appiccamento volontario del fuoco. Questi episodi avvengono sotto un impulso irrefrenabile a cui la persona non riesce a resistere.
  • Tricotillomania: abitudine incontrollabile di tirare fino a spezzare peli e capelli, provocandone una notevole perdita.
 

Cosa fare quando il depresso dice di volere morire o volersi togliere la vita?

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Il depresso è una persona che soffre e che ha perso la speranza di un cambiamento: il domani non esiste e non c’è via d’uscita. E’ comprensibile che, in queste condizioni, il depresso possa pensare alla morte come ad una liberazione dallo stato di sofferenza grave e continua. E’ naturale che i familiari del paziente, quando lo sentono parlare di desiderio di morte e di possibilità di suicidio, si allarmino e si chiedano cosa fare. Il rischio di mettere in atto un tentativo di suicidio varia molto in rapporto al tipo di depressione, alla sua gravità, al carattere di base del paziente e alle condizioni ambientali in cui si trova.
Le situazioni a basso rischio sono quelle in cui la gravità della depressione non è elevata, il paziente manifesta il desiderio di guarire e collabora alla sua terapia.
Le situazioni a medio rischio sono quelle in cui il paziente, oltre a parlare con notevole frequenza del suo desiderio di morte, parla anche della possibilità di togliersi la vita, manifestata comunque come un pensiero saltuario e non dominante. In genere è molto improbabile che questi pensieri saltuari di suicidio siano attuati.
Le situazioni ad alto rischio sono quelle in cui la condizione depressiva è particolarmente grave, il desiderio di curarsi e di guarire è scarso o nullo e sono presenti deliri di colpa e di rovina. Fattori di rischio sono anche eventuali tentativi di suicidio nel corso di precedenti episodi depressivi e un temperamento di base del paziente di tipo impulsivo-aggressivo. Se vi sono condizioni di rischio elevato di suicidio, il medico curante deve essere immediatamente informato. Spesso in questi casi è necessario procedere ad un ricovero.
 

L'ansioso o il depresso può essere pericoloso per gli altri?

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A volte si legge sui giornali che un “depresso” ha perso improvvisamente il controllo di sé e ha fatto del male fisico a qualche componente della propria famiglia. Altre volte si sente affermare che un “depresso” è improvvisamente “impazzito” e ha commesso degli atti antisociali che hanno messo in 12 pericolo la vita di qualcuno. Altre volte ancora si legge o si sente affermare che una persona che “soffriva di depressione da molto tempo” ha danneggiato persone o cose in modo imprevisto e imprevedibile.
E'’ bene chiarire subito che un paziente depresso non può essere considerato una fonte di pericolo per le persone che gli stanno accanto se non in condizioni eccezionalmente rare e in genere prevedibili. Le notizie dei media prima accennate sono in realtà la conseguenza del fatto che, nel linguaggio comune, il termine “depressione” è usato per fare riferimento ad ogni tipo di disturbo psichico di qualunque genere, compresi gravi disturbi di personalità e disturbi psicotici.
 

Cosa faccio se passa tutto il giorno tra il letto e la poltrona?

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Tutti i depressi riducono il loro livello di attività abituale. Capita che alcuni, soprattutto se anziani, passino la loro giornata completamente inattivi, in parte sdraiati sul letto, in parte seduti su una sedia o su una poltrona senza fare nulla o dormendo. Ciò è una conseguenza del profondo senso di stanchezza, sia fisica sia mentale: il depresso, inoltre, ha perso ogni forma d’interesse per qualunque attività. L'’insistenza dei familiari a “fare uno sforzo di volontà” può a volte peggiorare la situazione, aumentando l'’irritabilità del paziente e peggiorando la sua condizione d’isolamento.
Possono comunque essere messi in atto, da parte dei familiari, alcuni semplici accorgimenti.
Un primo accorgimento è rappresentato dalla conservazione della routine della vita quotidiana. Il depresso tende a trascurare i piccoli gesti abituali relativi alla propria cura personale, i ritmi dei pasti quotidiani, l’ordine e la pulizia della propria stanza e della propria casa, le piccole spese di ogni giorno e così via. Può essere un aiuto importante sollecitare, ed eventualmente aiutare, il paziente a mantenere il più possibile questi piccoli “riti” abituali.
Un secondo accorgimento è rappresentato dal mantenimento della cura e dell’igiene della propria persona, dall’attenzione al proprio abbigliamento e, più in generale, al proprio aspetto fisico. Queste normali cure e attenzioni hanno di solito lo scopo di dare ad ogni persona una soddisfacente “immagine di se stessa”. Il depresso ha, invece, un’immagine negativa di sé e tende a trascurare tutti gli atti della vita quotidiana che potrebbero migliorarla.
Un terzo accorgimento è rappresentato dalla “scelta dei tempi” per tentare di coinvolgere il paziente in qualche attività comune. Va tenuto presente che il “livello di depressione” non è sempre uguale. Può variare da giorno a giorno, ma può variare anche molte volte nel corso della giornata. Infine, è sempre utile il tentativo di coinvolgere il depresso in situazioni di rapporto personale che hanno per lui un significato e un’importanza affettiva. Ad esempio l’incontro con persone care non viste da qualche tempo, oppure un maggior tempo passato accanto ad una persona amata.
 

Il depresso può fumare, prendere caffè o bere alcolici?

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Spesso il depresso, nel tentativo di alleviare in qualche modo la sofferenza, può aumentare il suo consumo abituale di sostanze che sono normalmente assunte in moderate quantità. Rientrano tra queste sostanze il tabacco, il caffè e le bevande alcoliche.

Per quanto riguarda il tabacco, va rilevato che la nicotina ha un modesto effetto “stimolante”. Il paziente può aumentare il consumo di sigarette sia per la ricerca di questo effetto che per compensare, attraverso gesti ripetuti associati al fumo, l’ansia e l’irrequietezza che spesso accompagnano la condizione depressiva. Proibire il fumo può quindi risultare inutile e talvolta controproducente.

Per quanto riguarda il caffè, che ha notoriamente un’azione psicostimolante, il problema è quello della quantità consumata nel corso della giornata. E’ bene ricordare che, nella maggioranza dei depressi, il momento più “brutto” della giornata è il mattino ed in particolare il risveglio. L’assunzione quindi del caffè al mattino ed eventualmente dopo il pasto di mezzogiorno, secondo le proprie abitudini, va considerata normale e addirittura utile. Va evitata l’assunzione di caffè nelle ore serali.

Per quanto riguarda le bevande alcoliche, il loro uso va sistematicamente evitato per due ragioni. La prima è che l’azione “disinibente” dell’alcol tende a far peggiorare lo stato emotivo del paziente. La seconda ragione è che interferisce in modo netto con le terapie antidepressive. Gli alcolici tendono a peggiorare tutti gli effetti secondari e fastidiosi dei farmaci come, ad esempio, la debolezza, la sonnolenza, l’abbassamento della pressione arteriosa o i disturbi fisici di vario genere rendendo più imprevedibile ed incostante l’efficacia delle terapie antidepressive.

 

L'ansioso può guidare l'auto mentre assume la terapia?

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Di solito un depresso perde il desiderio e la voglia di fare qualsiasi cosa e quindi anche la sua spinta a muoversi con i mezzi di trasporto abituali si riduce.

Può accadere però, se la depressione non è molto grave e se vi è una necessità, che il paziente debba muoversi autonomamente. In questi casi bisogna tenere presenti alcune cose: - nella depressione tutti i movimenti sono rallentati ed i riflessi sono in qualche misura ritardati; - l’'attenzione tende ad essere concentrata più sui propri pensieri e sulle proprie preoccupazioni che sugli stimoli ed eventi esterni; - i farmaci antidepressivi (e soprattutto i farmaci ansiolitici) possono temporaneamente ridurre la prontezza dei riflessi e dare talvolta sonnolenza.

Di conseguenza è opportuno che il paziente limiti i suoi spostamenti al volante della macchina ed eviti di guidare mezzi a due ruote, soprattutto se è in corso una terapia farmacologica.

 
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Per quanto viaggiamo in tutto il mondo per trovare ciò che è bello, dobbiamo portarlo con noi oppure non lo troveremo.
Ralph Waldo Emerson
Nasce - Dino Baggio (calciatore)
Il 24 Jul., 1971

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