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Il più delle volte è apatico, non frequenta amici e conoscenti, è inattivo, riduce progressivamente i suoi spostamenti, preferisce non uscire. Nei casi più gravi trascorre tutta la giornata in casa su una poltrona o addirittura a letto. I suoi movimenti sono rallentati e a volte molto ridotti. Se questi sono minimizzati e trascurati, come accadeva in passato per scarsa conoscenza o per poca attenzione ai disturbi depressivi, si possono verificare gravi peggioramenti che portano ad uno stato di completa inespressività e dimmobilità di chi soffre. Vi sono pazienti che possono comportarsi in maniera del tutto opposta: sono spesso irrequieti, agitati, irritabili, perdono il controllo facilmente, fino a diventare aggressivi e ostili. |
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Spesso accade che sintomi ansiosi si associno a quelli depressivi. Il paziente, accanto alla tipica sintomatologia depressiva caratterizzata da tristezza, apatia, disinteresse, pessimismo e perdita di speranza, può presentare anche ansia, tensione, preoccupazione, sintomi ansiosi somatici, paura di avere una malattia organica. La diagnosi che viene più frequentemente fatta in base a questo quadro è di Depressione ansiosa o Disturbo ansioso-depressivo. Si sono svolti vari studi per chiarire se esistano dei rapporti di causalità tra sintomi ansiosi e depressivi. In alcuni casi si suppone che i sintomi depressivi siano successivi alla presenza di quelli ansiosi (ad esempio Disturbo da Attacchi di Panico, seguito da Depressione Reattiva). In altri casi si considerano i due disturbi indipendenti e coesistenti (ad es. Depressione Maggiore e Disturbo da Attacchi di Panico). Può anche verificarsi che i sintomi ansiosi regrediscano in breve tempo e lascino posto a quelli depressivi. In altri casi ancora un Episodio Depressivo Maggiore, nella fase finale, può residuare dei sintomi della serie ansiosa. |
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Le cure dimagranti, soprattutto nelle donne, possono costituire un fattore di rischio per linsorgenza di un disturbo depressivo e ciò dipende anche dal modo in cui è condotta la cura. Se il metodo comporta l'assunzione di farmaci che agiscono sull'encefalo riducendo lo stimolo della fame, vi possono essere degli effetti negativi sulle emozioni e sul comportamento. Alcune di queste sostanze, oltre a ridurre l'appetito, inducono anche un senso d'euforia che lascia generalmente il posto ad una più o meno grave depressione nel momento in cui non sono più assunte. Vi sono poi dei farmaci usati nelle diete che possono favorire la comparsa di malumore, stanchezza e sedazione. E' importante sottolineare che, proprio per questi motivi, è assolutamente controindicata l'assunzione contemporanea di questi farmaci con quelli che agiscono sul sistema nervoso, come ad esempio gli antidepressivi. Va sottolineato che spesso le diete dimagranti sono seguite in modo irrazionale, senza un programmato controllo medico, inducendo così considerevoli perdite di peso in breve tempo e privando lorganismo di componenti alimentari indispensabili. In conclusione, una dieta malamente gestita può sicuramente favorire la comparsa di uno stato depressivo. |
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Lo stato di benessere personale può essere compromesso da ritmi di lavoro particolarmente intensi e tali da occupare la maggior parte del tempo, anche se è difficile che questi fattori possano dar luogo allo sviluppo di una vera e propria depressione. E’ invece importante la qualità dellattività svolta, vale a dire il modo in cui si lavora o si studia e soprattutto le condizioni in cui tali attività sono svolte. I principali fattori di rischio sono: la mancanza di gratificazione personale, un ambiente lavorativo caratterizzato da situazioni di conflitto in cui il soggetto non riesce a trovare vie duscita o possibili soluzioni, unerrata organizzazione dei ritmi di lavoro che porta il soggetto a ridurre progressivamente, fino ad annullarli, i propri spazi di libertà. |
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La tristezza consiste in un abbassamento del tono dell’umore che si ha quando ci troviamo a dovere far fronte a situazioni spiacevoli della vita. Si tratta di una “normale” reazione che non ha nulla di patologico: quando l’abbassamento del tono dell’umore ha una spiegazione “logica”, dura per un tempo limitato e non porta ad una limitazione sensibile della propria quotidianità, va considerato come normale. E’ invece opportuno un intervento terapeutico tutte le volte che non vi è una causa adeguata e proporzionata, quando la depressione dura troppo a lungo e interferisce o inibisce la vita sociale, affettiva e lavorativa. |
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Assolutamente no! Non è possibile superare una crisi depressiva con la volontà. Durante una crisi depressiva, proprio a causa della malattia, il soggetto ha a disposizione una scarsissima quantità di energia psichica, a volte appena sufficiente per “andare avanti”. Dobbiamo tenere presente che, per definizione, la volontà è la quantità di energia psichica di cui un soggetto dispone: risulta quindi evidente che un depresso, già con poca energia psichica, non possa far leva su di essa per superare lo stato depressivo. |
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