Ansia Depressione Attacchi di Panico



Depressione

Area dedicata alla tematica della depressione con informazioni sulle origini della depressione sulla sua evoluzione e gestione.

Servono i "foglietti illustrativi" dei farmaci per la depressione?

Lo scopo dei “foglietti illustrativi” è di dare un'’informazione completa e precisa sul farmaco sia per chi lo usa sia per i familiari che eventualmente devono somministrarlo. Per una disposizione del Ministero della Sanità, devono però essere riportati tutti gli effetti negativi che un farmaco può dare, anche i più rari, quindi improbabili. Inoltre è usata una terminologia tecnica, di difficile comprensione per chi non ha una preparazione specifica. Il tutto rischia di portare ad un ingiustificato timore nei confronti della pericolosità del farmaco, in realtà utile e necessario. La lettura dei foglietti informativi può inoltre risultare controproducente in persone particolarmente suggestionabili in quanto può determinare l’insorgenza di “effetti collaterali” su base autosuggestiva.

Esaurimento Nervoso e Depressione

L'espressione "Esaurimento nervoso" (nevrastenia) è usata nel linguaggio comune per indicare stanchezza e debolezza fisica e mentale. Da qualche anno Esaurimento Nervoso è stato sostituito, sempre nel linguaggio comune, con il termine “depressione”. Il cosiddetto Esaurimento nervoso ha infatti molti dei sintomi dei disturbi d'ansia e depressione. L’apatia, la svogliatezza, la mancanza d'energia, la debolezza muscolare, la mancanza della gioia di vivere, la tristezza e la malinconia, sono dei disturbi della depressione. Capita che chi soffre di depressione abbia anche attacchi di panico, un disturbo d'ansia, o viceversa. Probabilmente in questi casi, è la stessa disposizione rispetto alla propria vita che genera l'una e l'altra condizione.
Per la persona depressa, quando cioè la depressione è uno stato costante, l'attacco di panico può presentarsi, paradossalmente, come l'unica vera forma d'emotività intensa in una vita caratterizzata dall'ipercontrollo sulle proprie emozioni.
In senso generale, la dizione "esaurimento nervoso" è frequentemente riferibile all'esistenza di una condizione clinica di depressione o di disturbo d'ansia mentre il termine nevrastenia (o neuroastenia) che venne introdotto nel XIX° secolo dal neuropsichiatra americano George Miller Beard per indicare una condizione caratterizzata da fatica cronica e disabilità pur non venendo usato molto spesso appare nella letteratura psichiatrica ed è un'entità diagnostica inclusa nella decima revisione ICD-10.

Curare la depressione in un anziano

Per curare in modo efficace e risolutivo una depressione, non esistono limiti d’età. Nell’anziano il compito può risultare più difficile per le condizioni di salute precarie o spesso per la presenza di malattie somatiche. In ogni caso una terapia condotta con attenzione e scrupolo, che tenga conto di questi fattori, ottiene la medesima percentuale di successi raggiungibili in altre età della vita. L’invecchiamento del cervello e la depressione sono, infatti, due eventi separati e ben distinti: è quindi un pregiudizio che non trova riscontri clinici ritenere che la depressione nell’anziano sia una conseguenza diretta dell’invecchiamento organico del cervello.

Utilità dei "ricostituenti" nella depressione

Nella depressione non servono sostanze con effetto tonico, energizzante e rinforzante a livello fisico. Accade spesso che siano prescritti dal medico di base per fornire un aiuto al paziente che lamenta uno stato astenico, cioè un senso di estrema stanchezza, non legato a particolari fatiche fisiche. I risultati sono però modesti perché all’origine della spossatezza del depresso non vi sono motivazioni di tipo fisico.

Lo stato astenico è, infatti, l’'espressione fisica della scarsa quantità d’'energia psichica che caratterizza la depressione. Sarà compito della terapia antidepressiva, mediante la sua azione sul tono dell'’umore, a determinare il miglioramento dell’'astenia.

La psicoterapia nella cura della depressione

Una cura della depressione che si limiti al solo impiego di farmaci è parziale. Gli antidepressivi agiscono infatti solo sui sintomi del disturbo depressivo e non svolgono invece alcuna azione sulle cause che lo hanno determinato. Una metafora che chiarisce il precedente concetto è quella del mal di denti: gli antidolorifici curano solo il dolore, ma non la carie che lo determina. L’utilizzo dello strumento psicoterapeutico è quindi utile per ricercare le cause che hanno indotto la depressione e per rimuoverle, avendo quindi un’azione efficace nella prevenzione di successive crisi.

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