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Depressione

Area dedicata alla tematica della depressione con informazioni sulle origini della depressione sulla sua evoluzione e gestione.

Ansiolitici e sonniferi per curare la depressione

L’uso degli ansiolitici è consigliabile solo all’inizio di una cura antidepressiva, specialmente quando i sintomi della serie ansiosa sono spiccati. Va in ogni modo limitato ad un breve periodo di tempo in quanto, contrariamente agli antidepressivi, gli ansiolitici assunti per molti mesi e a dosi elevate danno luogo ad una dipendenza fisica.

Va anche limitato l’uso dei “sonniferi” (ipnoinducenti) in quanto l’insonnia da risveglio, tipica della depressione, è un sintomo che, come gli altri, scompare con l’utilizzo degli antidepressivi e con il progressivo innalzamento del tono dell’umore.

Antidepressivi lucidità e depressione

Anche questo pregiudizio è molto diffuso e viene trascurato il fatto che è il disturbo depressivo a determinare la riduzione della concentrazione, dell’attenzione e della memoria e, di conseguenza, un netto calo delle prestazioni in ambito lavorativo o dello studio.

A volte è anche possibile che l’entità delle suddette alterazioni sia tale da causare un vero e proprio stato confusionale.

Contrariamente a quanto si pensa, quindi, un trattamento antidepressivo ben condotto non solo non determina “perdita di lucidità”, ma ne comporta un progressivo aumento, fino al recupero totale.

Gli antidepressivi possono cambiare la personalità?

Questo timore è tanto diffuso quanto infondato e su di esso si basa la diffidenza di molti nei confronti dei farmaci antidepressivi,  dimenticando che sono proprio i sintomi depressivi a causare cambiamenti sostanziali nella personalità.

Di fatto, gli antidepressivi non agiscono modificando la struttura o la funzione cerebrale di base che determina le caratteristiche di personalità, ma agiscono solo nei casi in cui trovano una condizione “anormale” a livello dei neurotrasmettitori cerebrali, determinando un miglioramento dei sintomi e un riequilibrio della personalità.

Dipendenza dagli antidepressivi

In generale le cure antidepressive non provocano alcun tipo di dipendenza fisica. E’ però possibile che si venga ad instaurare una dipendenza di tipo psicologico, legata alla convinzione che alla sospensione della terapia antidepressiva corrisponda una riattivazione dei sintomi. Questo tipo di timore determina a volte la prosecuzione della cura in un regime di autogestione, cosa che bisogna evitare. Va del resto evitata anche la sospensione improvvisa della terapia antidepressiva in quanto ciò può determinare un’improvvisa e violenta ricomparsa dei sintomi depressivi (effetto rebound), spesso confusa con manifestazioni da carenza nei confronti dei farmaci.

Durata della terapia con i farmaci antidepressivi

La depressione necessita di trattamenti specifici che devono essere stabiliti dallo specialista e corretti di volta in volta sulla base dei sintomi e della fase di malattia in atto. Dal momento in cui il paziente comincia ad assumere farmaci antidepressivi, occorre un tempo variabile da due a quattro settimane perché i sintomi si riducano. E’ importante poi che la terapia sia protratta per almeno 4-6 mesi dopo la scomparsa dei sintomi. Trascorso un adeguato periodo di completo benessere è possibile ridurre gradualmente i dosaggi, fino a sospenderli del tutto. La durata media di una terapia farmacologica antidepressiva è quindi di 6/8 mesi.


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