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La tendenza all'eccesso di sonno, che passa con il miglioramento della depressione, è spesso spiegata dai pazienti con la necessità di non pensare o di evitare l'angoscia quotidiana o di annullarsi il più possibile. Considerando che, realisticamente, l'aumento delle ore passate a dormire riduce il tempo che il malato passa nella sua sofferenza depressiva, di norma è bene non interferire con questo ritmo adattativo e difensivo e lasciare che il depresso dorma per tutto il tempo che il suo organismo ritiene necessario. In alcune situazioni (quando è necessario che il paziente mantenga un buon livello di vigilanza, o quando l'eccesso di sonno si accompagna ad insonnia notturna) è opportuno intervenire con alcuni semplici accorgimenti, quali fornire una serie di stimoli durante la giornata che mantengano elevato il suo livello di vigilanza, scoraggiare l'eventuale abitudine del paziente al sonno pomeridiano, favorire l'assunzione controllata di una certa quantità di caffè. L'altra faccia della medaglia è linsonnia, disturbo che si riscontra spesso nella depressione. Tipicamente il paziente depresso si addormenta abbastanza facilmente, ma si sveglia dopo poche ore senza riuscire a riaddormentarsi. E importante ricordare che l'insonnia non è una malattia, ma un sintomo della depressione che si deduce dal confronto con la durata abituale del sonno del paziente prima della comparsa del disturbo depressivo. Non tutte le persone, infatti, in condizioni normali, hanno bisogno dello stesso numero di ore di sonno. Poiché l'insonnia è un sintomo della depressione, non dovrebbero essere assunti farmaci per combatterla se il malato fa una terapia antidepressiva corretta, poiché è uno stato doloroso, ma transitorio e strettamente legato al decorso della depressione stessa.
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