Domande Frequenti | Paziente, Depressione, Depresso, Familiari, Commenta

Il depresso è una persona che soffre e che ha perso la speranza di un cambiamento: il domani non esiste e non c’è via d’uscita. E’ comprensibile che, in queste condizioni, il depresso possa pensare alla morte come ad una liberazione dallo stato di sofferenza grave e continua. E’ naturale che i familiari del paziente, quando lo sentono parlare di desiderio di morte e di possibilità di suicidio, si allarmino e si chiedano cosa fare. Il rischio di mettere in atto un tentativo di suicidio varia molto in rapporto al tipo di depressione, alla sua gravità, al carattere di base del paziente e alle condizioni ambientali in cui si trova.
Le situazioni a basso rischio sono quelle in cui la gravità della depressione non è elevata, il paziente manifesta il desiderio di guarire e collabora alla sua terapia.
Le situazioni a medio rischio sono quelle in cui il paziente, oltre a parlare con notevole frequenza del suo desiderio di morte, parla anche della possibilità di togliersi la vita, manifestata comunque come un pensiero saltuario e non dominante. In genere è molto improbabile che questi pensieri saltuari di suicidio siano attuati.
Le situazioni ad alto rischio sono quelle in cui la condizione depressiva è particolarmente grave, il desiderio di curarsi e di guarire è scarso o nullo e sono presenti deliri di colpa e di rovina. Fattori di rischio sono anche eventuali tentativi di suicidio nel corso di precedenti episodi depressivi e un temperamento di base del paziente di tipo impulsivo-aggressivo. Se vi sono condizioni di rischio elevato di suicidio, il medico curante deve essere immediatamente informato. Spesso in questi casi è necessario procedere ad un ricovero.
A volte si legge sui giornali che un "depresso" ha perso improvvisamente il controllo di sé e ha fatto del male fisico a qualche componente della propria famiglia. Altre volte si sente affermare che un “depresso” è improvvisamente “impazzito” e ha commesso degli atti antisociali che hanno messo in 12 pericolo la vita di qualcuno. Altre volte ancora si legge o si sente affermare che una persona che “soffriva di depressione da molto tempo” ha danneggiato persone o cose in modo imprevisto e imprevedibile.
E'’ bene chiarire subito che un paziente depresso non può essere considerato una fonte di pericolo per le persone che gli stanno accanto se non in condizioni eccezionalmente rare e in genere prevedibili. Le notizie dei media prima accennate sono in realtà la conseguenza del fatto che, nel linguaggio comune, il termine “depressione” è usato per fare riferimento ad ogni tipo di disturbo psichico di qualunque genere, compresi gravi disturbi di personalità e disturbi psicotici.
Tutti i depressi riducono il loro livello di attività abituale. Capita che alcuni, soprattutto se anziani, passino la loro giornata completamente inattivi, in parte sdraiati sul letto, in parte seduti su una sedia o su una poltrona senza fare nulla o dormendo. Ciò è una conseguenza del profondo senso di stanchezza, sia fisica sia mentale: il depresso, inoltre, ha perso ogni forma d’interesse per qualunque attività. L'’insistenza dei familiari a “fare uno sforzo di volontà” può a volte peggiorare la situazione, aumentando l'’irritabilità del paziente e peggiorando la sua condizione d’isolamento.
Possono comunque essere messi in atto, da parte dei familiari, alcuni semplici accorgimenti.
Un primo accorgimento è rappresentato dalla conservazione della routine della vita quotidiana. Il depresso tende a trascurare i piccoli gesti abituali relativi alla propria cura personale, i ritmi dei pasti quotidiani, l’ordine e la pulizia della propria stanza e della propria casa, le piccole spese di ogni giorno e così via. Può essere un aiuto importante sollecitare, ed eventualmente aiutare, il paziente a mantenere il più possibile questi piccoli “riti” abituali.
Un secondo accorgimento è rappresentato dal mantenimento della cura e dell’igiene della propria persona, dall’attenzione al proprio abbigliamento e, più in generale, al proprio aspetto fisico. Queste normali cure e attenzioni hanno di solito lo scopo di dare ad ogni persona una soddisfacente “immagine di se stessa”. Il depresso ha, invece, un’immagine negativa di sé e tende a trascurare tutti gli atti della vita quotidiana che potrebbero migliorarla.
Un terzo accorgimento è rappresentato dalla “scelta dei tempi” per tentare di coinvolgere il paziente in qualche attività comune. Va tenuto presente che il “livello di depressione” non è sempre uguale. Può variare da giorno a giorno, ma può variare anche molte volte nel corso della giornata. Infine, è sempre utile il tentativo di coinvolgere il depresso in situazioni di rapporto personale che hanno per lui un significato e un’importanza affettiva. Ad esempio l’incontro con persone care non viste da qualche tempo, oppure un maggior tempo passato accanto ad una persona amata.

Spesso il depresso, nel tentativo di alleviare in qualche modo la sofferenza, può aumentare il suo consumo abituale di sostanze che sono normalmente assunte in moderate quantità. Rientrano tra queste sostanze il tabacco, il caffè e le bevande alcoliche.

Per quanto riguarda il tabacco, va rilevato che la nicotina ha un modesto effetto “stimolante”. Il paziente può aumentare il consumo di sigarette sia per la ricerca di questo effetto che per compensare, attraverso gesti ripetuti associati al fumo, l’ansia e l’irrequietezza che spesso accompagnano la condizione depressiva. Proibire il fumo può quindi risultare inutile e talvolta controproducente.

Per quanto riguarda il caffè, che ha notoriamente un’azione psicostimolante, il problema è quello della quantità consumata nel corso della giornata. E’ bene ricordare che, nella maggioranza dei depressi, il momento più “brutto” della giornata è il mattino ed in particolare il risveglio. L’assunzione quindi del caffè al mattino ed eventualmente dopo il pasto di mezzogiorno, secondo le proprie abitudini, va considerata normale e addirittura utile. Va evitata l’assunzione di caffè nelle ore serali.

Per quanto riguarda le bevande alcoliche, il loro uso va sistematicamente evitato per due ragioni. La prima è che l’azione “disinibente” dell’alcol tende a far peggiorare lo stato emotivo del paziente. La seconda ragione è che interferisce in modo netto con le terapie antidepressive. Gli alcolici tendono a peggiorare tutti gli effetti secondari e fastidiosi dei farmaci come, ad esempio, la debolezza, la sonnolenza, l’abbassamento della pressione arteriosa o i disturbi fisici di vario genere rendendo più imprevedibile ed incostante l’efficacia delle terapie antidepressive.

Di solito un depresso perde il desiderio e la voglia di fare qualsiasi cosa e quindi anche la sua spinta a muoversi con i mezzi di trasporto abituali si riduce.

Può accadere però, se la depressione non è molto grave e se vi è una necessità, che il paziente debba muoversi autonomamente. In questi casi bisogna tenere presenti alcune cose: - nella depressione tutti i movimenti sono rallentati ed i riflessi sono in qualche misura ritardati; - l’'attenzione tende ad essere concentrata più sui propri pensieri e sulle proprie preoccupazioni che sugli stimoli ed eventi esterni; - i farmaci antidepressivi (e soprattutto i farmaci ansiolitici) possono temporaneamente ridurre la prontezza dei riflessi e dare talvolta sonnolenza.

Di conseguenza è opportuno che il paziente limiti i suoi spostamenti al volante della macchina ed eviti di guidare mezzi a due ruote, soprattutto se è in corso una terapia farmacologica.

Nella condizione depressiva la capacità di concentrazione e di attenzione diminuiscono, vi è una facile affaticabilità, i rapporti con i compagni di lavoro diventano faticosi e tendono ad essere evitati. Nelle condizioni depressive di notevole gravità, continuare l’attività lavorativa diventa impossibile.

Il problema si pone quando la depressione non è grave, oppure è in fase di miglioramento. Ci si può chiedere, infatti, se svolgere un’attività abituale, anche se con impegno ridotto, possa essere utile al depresso oppure, al contrario, possa far peggiorare la sua condizione. L’attività lavorativa è un’intensa fonte di stimolazione anche quando sembra essere condotta in modo ripetitivo, sulla base di una routine quotidiana. Nel paziente depresso, che tende a ridurre sempre più gli stimoli esterni, il proseguimento (o la ripresa) della sua attività abituale può contribuire a rendere più sopportabile la condizione depressiva.

La tendenza all’'eccesso di sonno, che passa con il miglioramento della depressione, è spesso spiegata dai pazienti con la necessità di “non pensare” o di “evitare l’'angoscia quotidiana” o di “annullarsi il più possibile”. Considerando che, realisticamente, l’'aumento delle ore passate a dormire riduce il tempo che il malato passa nella sua sofferenza depressiva, di norma è bene non interferire con questo ritmo adattativo e difensivo e lasciare che il depresso dorma per tutto il tempo che il suo organismo ritiene necessario. In alcune situazioni (quando è necessario che il paziente mantenga un buon livello di vigilanza, o quando l’'eccesso di sonno si accompagna ad insonnia notturna) è opportuno intervenire con alcuni semplici accorgimenti, quali fornire una serie di stimoli durante la giornata che mantengano elevato il suo livello di vigilanza, scoraggiare l’'eventuale abitudine del paziente al sonno pomeridiano, favorire l’'assunzione controllata di una certa quantità di caffè.
L’'altra faccia della medaglia è l’insonnia, disturbo che si riscontra spesso nella depressione. Tipicamente il paziente depresso si addormenta abbastanza facilmente, ma si sveglia dopo poche ore senza riuscire a riaddormentarsi. E’ importante ricordare che l'’insonnia non è una malattia, ma un sintomo della depressione che si deduce dal confronto con la durata abituale del sonno del paziente prima della comparsa del disturbo depressivo.
Non tutte le persone, infatti, in condizioni normali, hanno bisogno dello stesso numero di ore di sonno. Poiché l’'insonnia è un sintomo della depressione, non dovrebbero essere assunti farmaci per combatterla se il malato fa una terapia antidepressiva corretta, poiché è uno stato doloroso, ma transitorio e strettamente legato al decorso della depressione stessa.

“Cerca di tirarti su... in fondo tutti hanno dei problemi... bisogna rimboccarsi le maniche”

“Devi sforzarti, devi mettercela tutta... con un po’ di buona volontà, ce la puoi fare”

“E’ solo un problema di pigrizia... in fondo ti fa comodo stare lì e non fare nulla” “

Sei tu che non vuoi fare, non vuoi provare, non vuoi collaborare” “Non c’è nessuno che può aiutarti... devi farcela da solo” “

Non c’è bisogno né di medici né di medicine... è solo un problema di buona volontà” “

Sei un egoista, pensi solo a te stesso, non pensi a noi che stiamo male nel vederti stare così” (sic!)

"Anche se adesso ti sembra un tunnel senza via d’uscita, il rimedio c’è e, con le cure adeguate, si può uscire da questo stato depressivo nel giro di poche settimane"

"La depressione è una malattia curabile... è però necessario rivolgersi ad uno specialista"

"Non puoi puntare sulla volontà per superare questa fase: è necessario un aiuto esterno che ti metta in condizioni di recuperare le tue energie vitali"

"Non devi sentirti in colpa se non riesci a fare quello che fai di solito: per adesso è così ma è sicuro che, quando la depressione sarà scomparsa, tornerai ad essere quello di prima"

"E’ solo una situazione transitoria: con le cure adeguate, questa condizione è destinata a migliorare fino a scomparire del tutto"

Spesso accade che sintomi ansiosi si associno a quelli depressivi. Il paziente, accanto alla tipica sintomatologia depressiva caratterizzata da tristezza, apatia, disinteresse, pessimismo e perdita di speranza, può presentare anche ansia, tensione, preoccupazione, sintomi ansiosi somatici, paura di avere una malattia organica.
La diagnosi che viene più frequentemente fatta in base a questo quadro è di “Depressione ansiosa” o “Disturbo ansioso-depressivo”. Si sono svolti vari studi per chiarire se esistano dei rapporti di causalità tra sintomi ansiosi e depressivi. In alcuni casi si suppone che i sintomi depressivi siano successivi alla presenza di quelli ansiosi (ad esempio Disturbo da Attacchi di Panico, seguito da Depressione Reattiva).
In altri casi si considerano i due disturbi indipendenti e coesistenti (ad es. Depressione Maggiore e Disturbo da Attacchi di Panico). Può anche verificarsi che i sintomi ansiosi regrediscano in breve tempo e lascino posto a quelli depressivi.
In altri casi ancora un Episodio Depressivo Maggiore, nella fase finale, può residuare dei sintomi della serie ansiosa.
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Motivazionali

Quando hai paura di qualcosa, cerca di prenderne le misure e ti accorgerai che è poca cosa.
Luciano De Crescenzo

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Il 22/5/1813