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Martedì, 09 Dicembre 2008 10:12

Lo stress è pericoloso?

La risposta è: «sì e no». Lo stress ha un effetto potenzialmente patogeno se le richieste poste dall’attività lavorativa sono molto gravose e se il lavoratore ha scarse possibilità di influire sulle proprie condizioni di lavoro, il sostegno sociale da parte dei superiori o dei colleghi è insufficiente e il compenso offerto al lavoratore in termini di remunerazione, stima o controllo di status non è commisurato agli sforzi compiuti. L’effetto è generalmente patogeno, inoltre, qualora tali condizioni siano intensive, croniche e/o si ripetano con una certa frequenza. Fra gli esiti più comuni figurano un’ampia varietà di patologie fisiche e mentali e persino la morte (come illustrato più dettagliatamente di seguito).



È probabile invece che lo stress non risulti dannoso se il lavoratore — entro limiti ragionevoli — ha la possibilità o viene stimolato a esercitare un controllo sulle proprie condizioni di lavoro, se gode di sufficiente sostegno sociale e se il suo impegno viene ricompensato in misura adeguata. Quando ci si sente padroni della situazione, lo stress diventa «il sale della vita», una sfida e non una minaccia. Quando invece questo fondamentale senso di controllo viene a mancare, lo stress può determinare uno stato di crisi, con conseguenze negative per noi stessi, la nostra salute e il nostro lavoro. Se una tale condizione viene avvertita come parte integrante dell’esperienza quotidiana di lavoro, essa influirà sul ritmo al quale hanno luogo i processi di «usura» dell’organismo. Quanto più si «preme l’acceleratore» tanto più aumentano i «giri al minuto» ai quali funziona il motore del nostro corpo, così che tale «motore» si logorerà più rapidamente. In questo caso lo stress diventa un vero e proprio veleno mortale.
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