Martedì, 27 Marzo 2012 08:00
Metacomunicazione
"Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione di modo che il secondo classifica il primo ed è quindi metacomunicazione."
L'operazione di definire, inquadrare, contrassegnare i messaggi, dar loro un significato di relazione, avviene per lo più attraverso mezzi non verbali, come l'atteggiamento, il gesto, l'espressione del volto, il tono, la modulazione della voce. Il linguaggio codificato (che utilizza un codice come mediazione tra l'uno e l'altro partner) ha una sintassi particolarmente adatta per comunicare a livello di contenuto; mentre il linguaggio iconico-analogico ha una netta predominanza allorché la comunicazione esprime soprattutto aspetti di relazione. Ogni messaggio è necessariamente "pars pro toto", cioè una mappa che cerca di descrivere un territorio (ma la mappa non rispecchia mai tutto il territorio), ciò è particolarmente vero nella comunicazione iconica dove il "pars pro toto" assume una rilevanza essenziale: lo si può constatare in un quadro, in un racconto, in una metafora, in un discorso che cerca di suggestionare. Ogni volta che la relazione è il problema centrale della comunicazione, il linguaggio codificato perde importanza, così accade quando si ama,quando si odia, quando si corteggia, quando volontariamente non si presta attenzione a qualcuno, quando si disprezza. Una ragazza che fosse attenta solo agli aspetti di contenuto di una dichiarazione d'amore sarebbe probabilmente avviata a prendere grossi abbagli.
In ogni comunicazione i singoli interlocutori si propongono a vicenda definizioni della loro relazione; ciascuno cerca di determinare la natura della relazione e, d'altra parte, ciascuno risponde alla definizione data dall'altro confermandola o rifiutandola o modificandola. Lo scambio comunicativo sussiste già nel semplice coesistere di due persone in un medesimo spazio. L'intero comportamento in una situazione di interazione ha valore di messaggio. Il comportamento non ha un suo opposto: non si può non comunicare, non esiste qualcosa che sia un non-comportamento.
Nella realtà quotidiana i contrassegni dei discorsi suggeriscono a una persona se la comunicazione, che le viene rivolta, ha un senso amichevole o conflittuale, serio o scherzoso, pericoloso o innocuo, autentico o ambiguo. Ogni individuo, indipendentemente dalla sua volontà, è parte di una complessa rete di messaggi; per riuscire a districarsi in essa con sufficiente equilibrio risulta determinante una capacità di decodificare, di interpretare i contrassegni delle comunicazioni, una capacità che può essere appresa nel corso degli anni oppure mai acquisita completamente o perduta in circostanze particolari.
Caratteristica di una persona che vive uno stato di disagio psicologico profondo è quella di essere ipersensibile ai risvolti impliciti dei discorsi e dei silenzi, e nello stesso tempo di avanzare con estrema difficoltà tra i segnali di relazione. Una persona ipersensibile ai messaggi e ai contrassegni delle comunicazioni e delle relazioni, e tuttavia in crisi nel far fronte alla loro influenza, si trova in una spirale di contatti destabilizzanti, di relazioni ambigue, conflittuali, difficili da gestire. L'inattività o l'attività, le parole o il silenzio influenzano gli altri. E gli altri a loro volta non possono non rispondere.
In un sistema interattivo segnato da un continuo stato di instabilità, la problematica del reciproco condizionamento si sovrappone e va a sovrastare la dimensione dei contenuti delle comunicazioni. Quando una sequenza comunicativa, anche se in modo implicito, ha il suo sviluppo principale sul piano del reciproco potere di condizionamento, allora non ha importanza ciò che viene detto, ma quello che questo significa in termini di potere. Le preoccupazioni si rivolgono verso la supremazia o la sconfitta, la resistenza o la possibile subordinazione. Diviene in tal caso più importante chi abbia la prima o l'ultima parola, piuttosto che il contenuto espresso nella prima o nell'ultima parola; si afferma progressivamente una rigidità delle regole comunicative e relazionali, e contemporaneamente una chiusura del sistema in se stesso. Il legame tra i partner assume la forma di un condizionamento reciproco capace di stravolgere l'equilibrio emotivo di un componente del sistema di interazione. Le forme della lotta per il potere si esprimono attraverso risposte tangenziali, discredito, squalifiche, alternate a momenti di stasi e di apparente calma, seguite da improvvise esplosioni di aggressività, di disprezzo. Ogni tipo di risposta può servire per imporre una certa definizione della relazione e per mettere in crisi la definizione data dall'altro, per far valere la propria interpretazione dei reciproci messaggi e dei ruoli di supremazia o di subordinazione. La violenza psicologica emerge come annullamento della personalità del partner e in prospettiva della sua sicurezza esistenziale. L'aspetto essenziale è far valere in ogni caso la propria capacità di condizionamento, di indirizzo della relazione, di definire l'altro e se stessi nei suoi confronti.
Metacomunicare significa comunicare sulla comunicazione e anche comunicare sulla relazione.
Metacomunicare esprime inevitabilmente una valenza di potere.
Ciò può essere esemplificato attraverso un sistema di interazione diadica: se un individuo A comunica qualcosa, se ad esempio pone una domanda a un individuo B, quest'ultimo adotta un processo metacomunicativo allorché non risponde alla domanda di A ma invece contrappone un commento, una valutazione, un giudizio, sul senso complessivo della domanda dell'altro e più estesamente sull'essenza di A.
Con la metacomunicazione, B si colloca su un piano diverso, superiore, a quello del suo interlocutore: B commenta il ruolo, il modo di porsi, di essere, di comunicare di A.
Nella complessa rete di messaggi in cui viene a trovarsi quotidianamente qualsiasi persona, metacomunicare ha in certi casi anche un valore positivo, perché permette di sostenere comunicazioni con un impatto altrimenti destabilizzante sulla struttura psicologica personale.
Comunicare sulle comunicazioni risulta spesso l'unica possibilità per portare alla luce strutture di organizzazione dei ruoli, delle gerarchie, delle interazioni.
Di fronte a un'ingiunzione che prevede alternative tutte negative per una persona, questa può salvarsi solo metacomunicando, solo argomentando sul contesto della relazione e sulla persona che le ha poste.
La capacità di metacomunicare non è affatto scontata e non è affatto facile metacomunicare in particolare in situazioni di conflitto acuto con un alto coinvolgimento emotivo. Ancora più difficile è comunicare sulle comunicazioni effettuate da chi copre un ruolo dominante, autoritario, di supremazia.
Questa incapacità di verbalizzare le difficoltà, di comunicare quello che si vorrebbe nel contempo di trarsi fuori dal contesto, è un punto di passaggio decisivo per entrare in una dinamica interpersonale di crisi, dove le comunicazioni non si riferiscono a fatti concreti, ad eventi delimitati, dove le divergenze non riguardano aspetti definiti della vita quotidiana , ma invece abbracciano implicitamente l'intera personalità degli interlocutori. Il conflitto diviene progressivamente sempre più profondo e tale da rendere alla fine impossibile qualsiasi mediazione o accordo o soluzione del problema.
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Origine dei disturbi
Martedì, 05 Febbraio 2008 02:50
Psicoterapia sistemico relazionale
La Psicoterapia sistemico relazionale, sorta negli Stati Uniti a partire dagli anni '50, si basa fondamentalmente sui due modelli teorici da cui trae il nome: quello relazionale e quello sistemico, per cui oggetto principale di osservazione e di intervento non è il singolo individuo ma la relazione tra gli individui in un determinato contesto.
Campo privilegiato di applicazione dell'approccio sistemico relazionale è la famiglia, che viene vista come un sistema entro il quale un soggetto che presenta un disagio psicologico è considerato il "paziente designato" che esprime le difficoltà relazionali dell'intero gruppo familiare.
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Psicoterapia

